Il nostro passato è racchiuso e tramandato dai contenuti delle cosiddette ’scienze umanistiche’, ovvero quelle discipline adibite allo studio e alla maggiore comprensione dei contenuti storici, letterari, artistici, e via dicendo.
Oggi la quantità di informazioni che possiamo avere sul mondo odierno come su quello passato (di cui in fondo ne è figlio) è davvero enorme, e forse il problema non è più recepire tutta l’informazione esistente sull’argomento che si sta cercando, ma come sceglierla.
Ciò dipende anche dalla modalità con cui viene diffuso un contenuto, modalità che oltre a essere appannaggio delle case editrici e della televisione, dovrebbe essere indagata nelle sue diverse possibilità dagli stessi studi che ne portano avanti i contenuti.
La domanda di fondo è: quali informazioni autorevoli sono da prendere in considerazione nella ricerca di un argomento? E come queste informazioni possono essere strutturate in modo da diffonderle nel miglior modo possibile, e nello stesso tempo sottolinearne le proprie caratteristiche, le quali spesso hanno senso solo se riconnesse ai contenuti di altri settori disciplinari?
A queste genere di domande dovrebbe rispondere quella disciplina denominata “Informatica umanistica”, un settore decisamente in via di sviluppo, e proprio per questo ancora poco definito nei suoi limiti e nei suoi compiti. Ma di base qualcosa di chiaro c’è: il fine ultimo di dare nuova luce ai contenuti del nostro passato tramite l’utilizzo delle nuove tecnologie, specie quelle nate con il web.
Ora, verrebbe da farsi una domanda: perché per realizzare questo genere di cose, si necessita di una nuova figura professionale quale l’informatico umanista? Non potrebbero farle allo stesso modo gli informatici, i letterati, i grafici, ecc…
Ovviamente, la risposta è affermativa – infatti molti prodotti multimediali di contenuto culturale sono prodotti all’interno di aziende private, web e case editrici – ma è la prospettiva a essere sbagliata. Come viene realizzato il prodotto finale? Qui sta la questione, non nella possibilità di farlo letteralmente. Spesso infatti accanto agli informatici che fanno (giustamente) il lavoro di routine, viene richiesta la consulenza di specialisti letterati, nonché dei grafici che danno il loro punto di vista, e via dicendo. A cosa porta tutto questo? Ogni figura professionale tende a fare il suo lavoro e diventa estremamente difficile far comunicare i diversi settori, cosa che risulta assolutamente necessaria per avere un buon prodotto finale.
Sostanzialmente, il ruolo dell’informatica umanistica è proprio quello di risolvere i conflitti che esistono fra settori molto diversi quali l’informatica e la gestione dei contenuti umanistici, e possibilmente quello di migliorare questi rapporti indagando fra le diverse possibilità e creandone di nuove: dare cioè qualità a quei prodotti che saranno il principale veicolo della nostra cultura nei decenni a venire.

